Maltempo in Sicilia, Meloni a Niscemi: frana senza precedenti e danni stimati fino a due miliardi
Emergenza maltempo in Sicilia: sopralluogo di Giorgia Meloni a Niscemi devastata dalla frana
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha effettuato un sopralluogo nelle aree della Sicilia colpite dal violento maltempo che nei giorni scorsi ha messo in ginocchio vaste porzioni dell’Isola. La visita si è svolta con un sorvolo in elicottero delle zone più colpite, dopo l’arrivo della premier in aereo a Catania, alla presenza del capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano. Un’ispezione dall’alto resa necessaria dalla gravità di una situazione che continua a evolversi di ora in ora, con scenari di forte criticità soprattutto nel Nisseno.
L’arrivo a Niscemi e il vertice in Municipio
Dopo il sorvolo, la presidente del Consiglio ha raggiunto il Municipio di Niscemi, il centro più duramente colpito dalla frana che sta interessando un’ampia porzione del territorio comunale. Ad accoglierla il sindaco Massimiliano Conti e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. Alla riunione operativa hanno preso parte anche il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, impegnati sul fronte dell’emergenza. L’obiettivo del vertice è stato fare il punto sugli interventi in corso, sulle misure di sicurezza adottate e sulle prospettive di medio-lungo periodo per una comunità profondamente segnata dal dissesto idrogeologico.
Una frana che non si arresta e un fronte lungo quattro chilometri
La situazione a Niscemi continua a destare forte preoccupazione. La frana, con un fronte di circa quattro chilometri, sta facendo lentamente scivolare l’intera collina verso la piana di Gela. Oltre 1.500 persone sono già state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, ricadenti all’interno di una zona rossa progressivamente ampliata fino a 150 metri dal margine del dissesto. Secondo quanto spiegato dalla Protezione civile, il movimento franoso è ancora attivo e non consente, al momento, una stima definitiva dei danni né interventi diretti nelle aree più instabili, rese inaccessibili anche ai soccorritori per ragioni di sicurezza.
Schifani: “Danni per circa due miliardi, scenario mai visto”
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, intervenendo a Sky TG24, ha parlato di un quadro drammatico e in continua evoluzione. Secondo una prima ricognizione dei danni segnalati dagli enti pubblici in seguito al passaggio del ciclone Harry, l’ammontare complessivo potrebbe raggiungere i due miliardi di euro, una cifra destinata a essere rivista dopo le necessarie verifiche tecniche. “È una situazione senza precedenti – ha sottolineato Schifani – ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Non è il tempo delle polemiche, ma quello di rimboccarsi le maniche”.
Il piano per gli sfollati e la ricostruzione lontano dalla frana
La Regione Siciliana ha assicurato il massimo impegno per la gestione dell’emergenza abitativa. Molti degli sfollati, secondo quanto emerso, non potranno fare ritorno nelle proprie case. È in corso un censimento dettagliato delle persone da assistere, mentre si lavora a un piano di delocalizzazione definitiva per chi viveva nelle aree più esposte al rischio. Schifani ha annunciato lo studio di un piano urbanistico di ricostruzione parziale, che preveda nuovi insediamenti in zone sicure, lontane dal fronte della frana. Le risorse, ha garantito il governatore, verranno individuate grazie alla collaborazione tra Stato e Regione.
Controlli, monitoraggi e timori per l’ordine pubblico
Parallelamente alla gestione dell’emergenza, quando le condizioni lo consentiranno sarà avviato un approfondimento sugli edifici presenti nell’area interessata dal dissesto, anche per verificare eventuali irregolarità edilizie. Il vicesindaco Pietro Stimolo ha, però, precisato che molte abitazioni risalgono a un periodo antecedente al 1977, quando non era in vigore l’attuale regime di concessioni. Intanto le forze dell’ordine presidiano la zona rossa per prevenire episodi di sciacallaggio, una preoccupazione evidenziata anche dal procuratore di Gela Salvatore Vella durante un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi.
Un territorio fragile e una storia che si ripete
Il territorio di Niscemi non è nuovo a fenomeni di questo tipo. Episodi analoghi si verificarono già nel 1997 e, andando ancora più indietro nel tempo, alla fine del Settecento. La conformazione geologica dell’area, caratterizzata da strati di sabbie sovrapposti ad argille e marne poco permeabili, favorisce l’infiltrazione dell’acqua piovana e l’innesco di movimenti franosi, soprattutto in presenza di eventi meteorologici estremi. Gli esperti parlano di un’evoluzione retrogressiva del fenomeno, destinata a propagarsi verso il centro abitato fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio naturale del versante.
Stato di emergenza e primi fondi stanziati
Il sopralluogo della premier si inserisce nel quadro delle misure già adottate dal governo, che ha dichiarato lo stato di emergenza per Sicilia, Calabria e Sardegna, stanziando un primo pacchetto di risorse pari a 100 milioni di euro. La Regione Siciliana ha inoltre messo a disposizione 90 milioni di euro immediati, destinati a contributi diretti per le famiglie e le attività economiche colpite. Un intervento che punta a tamponare l’emergenza nell’immediato, in attesa di un piano strutturale più ampio per affrontare una delle più gravi crisi ambientali e sociali che l’Isola abbia vissuto negli ultimi decenni.
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