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Omicidio in carcere ad Avellino dopo la rivolta del 2024: sette arresti

Rivolta nel carcere di Avellino, dalla violenza al decesso del detenuto: svolta giudiziaria per l’omicidio

La Polizia di Stato e la Polizia Penitenziaria di Avellino hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Avellino su conforme richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento riguarda sette persone ritenute, allo stato delle indagini, gravemente indiziate del delitto di omicidio aggravato, in un’inchiesta che affonda le proprie radici nella violenta rivolta esplosa all’interno del carcere cittadino nell’autunno 2024.

La rivolta del 22 ottobre 2024 nella casa circondariale

L’indagine prende avvio dai fatti avvenuti la sera del 22 ottobre 2024 presso la Casa Circondariale A. Graziano di Avellino, quando una rivolta tra detenuti degenerò in una brutale aggressione. Un detenuto rimase gravemente ferito al termine di un violento pestaggio e venne trasportato d’urgenza all’Ospedale Moscati di Avellino, dove fu ricoverato in prognosi riservata. Le sue condizioni apparvero fin da subito estremamente critiche, delineando uno scenario di eccezionale gravità all’interno dell’istituto penitenziario.

Le indagini e la ricostruzione dell’escalation di violenza

L’attività investigativa è stata condotta congiuntamente dai poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Avellino e dal N.I.C. della Polizia Penitenziaria, Nucleo Investigativo Regionale per la Campania. Gli accertamenti hanno consentito di identificare gli autori materiali del pestaggio e di ricostruire nel dettaglio le fasi dell’escalation di violenza, maturata nel contesto di una contrapposizione tra due gruppi criminali interni al carcere. Secondo gli inquirenti, i gruppi erano impegnati in una lotta per il controllo e l’egemonia dei traffici illeciti all’interno dell’istituto, un conflitto culminato nell’aggressione letale.

Le prime misure e il trasferimento dei detenuti più pericolosi

Già nei giorni immediatamente successivi ai fatti, la Polizia Penitenziaria aveva avviato una serie di perquisizioni straordinarie all’interno della struttura carceraria. Contestualmente, i detenuti ritenuti più pericolosi furono trasferiti in altri istituti penitenziari, anche fuori regione, al fine di ripristinare condizioni di sicurezza e prevenire ulteriori episodi di violenza.

Dalle accuse di tentato omicidio alla nuova imputazione

Con ordinanza del 7 marzo 2025, il G.I.P. di Avellino aveva inizialmente disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di undici indagati per i reati di violenza, minaccia e sequestro di persona ai danni di agenti della Polizia Penitenziaria, nonché per tentato omicidio aggravato nei confronti del detenuto ferito. Quattro degli indagati hanno scelto il rito abbreviato. Per gli altri sette, a seguito del decesso del detenuto, il Tribunale collegiale di Avellino, con ordinanza del 14 novembre 2025, ha disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero per la diversa qualificazione del fatto rispetto all’originaria imputazione.

La nuova misura per omicidio aggravato

Alla luce del sopravvenuto decesso della vittima, il pubblico ministero ha quindi depositato la richiesta di rinvio a giudizio accompagnata da una nuova istanza di applicazione della misura cautelare in carcere. Questa volta l’accusa contestata è quella di omicidio aggravato, ipotesi accolta dal G.I.P. che ha disposto l’arresto degli attuali sette indagati. Un passaggio giudiziario che segna un punto di svolta nell’inchiesta e che riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e del controllo della criminalità organizzata all’interno degli istituti penitenziari.

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