W. Eugene Smith. Lasciamo che la verità sia il pregiudizio al Centro Culturale di Milano

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Ha inaugurato il 24 Settembre il Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4 con una personale antologica dedicata a uno dei più celebri protagonisti della fotografia del Novecento, W. Eugene Smith.

W. Eugene Smith. Lasciamo che la verità sia il pregiudizio è la rassegna delle opere di Smith e vede un titolo che ribalta i significati di due termini, verità e pregiudizio, vedendo lo stesso autore narratore del reale sociale dei suoi tempi in modo da dare un linguaggio, autonomo e forte, a ogni impegno verso il superamento di preconcetti che persistono nell’immaginario collettivo.

La mostra è curata da Enrica Viganò, ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, patrocinata dalla Regione Lombardia e dal Comun di Milano, e percorre attraverso 60 original print, custoditi nel patrimonio della collezione privata di H. Christopher Luce di New York, l’intero arco temporale, dal 1945 al 1978, anno della scomparsa dell’autore, di attività fotografica di W. Eugene Smith, eletto, non a caso, maestro del reportage.

Significativo risulta il repertorio dedicato a Maude Callen, allevatrice nera del profondo Sud degli Stati Uniti, nella serie Nurse Midwife, levatrice, realizzata nel 1951 e in cui il carattere suggestivo della fotografia si unisce con l’impeto di narrazione del reale in modo documentativo e tale da denunciare e informare l’opinione pubblica della grave condizione di una donna nera nell’esercitare il proprio lavoro in un periodo e in un territorio dove i pregiudizi razziali continuavano a imperversare. Altrettanto incisivo si propone il reportage sempre realizzato nel 1951, pubblicato su Life e dedicato alla vita agreste, arcaica ed emarginata a causa di una povertà e di una miseria pervadenti nel piccolo paese di Deleitosa in Estremadura: siamo in pieno regime dittatoriale franchista e l’obiettivo fotografico di Smith vuole immortalare le condizioni, difficili quanto devastanti, in cui gli abitanti, 1200 persone, si trovavano nella loro quotidianità. In questo solco artistico e documentaristico la mostra presenterà fotografie realizzate da Smith in diversi periodi, i periodi che costellano la lunga produzione dell’autore, dalla depressione alla guerra, dalla ripresa economica postbellica alla disillusione, fino a giungere ai vari scenari ripresi dall’occhio attento di un artista informatore durante la seconda guerra mondiale, gli scenari nel Pacifico e quelli a Okinawa, dove Smith venne gravemente ferito. Non possiamo tralasciare la serie Country Doctor, 1948, realizzata su commissione di Life e dedicata alla vita personale del dottor Ernest Ceriani, medico di campagna residente nella cittadina di Kremmling a ovest di Denver.

Inoltrandoci in una mostra che presenta fotografie realizzate e stampate dallo stesso autore, alcune autografate, altre corredate da descrizioni di Smith, e che sono disposte in modo tale da conoscere il “metodo Smith”, ossia la tecnica di un fotografo che ha sempre lavorato con la camera oscura, possiamo apprezzare la poetica, esistente e presente, di un autore che ha sempre unito la ricerca della verità e della realtà con l’aspetto estetico di una composizione affascinante e iperrealista nella propria dimensione concreta e coinvolgente. Vedremo la naturalezza e l’immediatezza della mano di un autore che diventa anche narratore del reale e della storia nelle fotografie della serie A Man of Mercy (Un uomo di carità), in cui protagonista è Albert Schweitzer, attraverso il suo lavoro e la sua comunità nell’Africa Equatoriale Francese, e nelle fotografie panoramiche della città di Pittsburgh del 1955-58, uno sguardo unico e senza precedenti che ha immortalato una splendida città. Intense dal punto di vista di denuncia sociale rimangono le fotografie realizzate  sulla città di Minamata tra il 1972 e il 1975, città giapponese colpita dall’inquinamento di mercurio immesso dalla Chisso Corporation nelle acque dei pescatori, causando, cosi, una terribile malattia nervosa, denominata Minnata illness, tra gli abitanti della città.

Strabiliante e testamento estetico e artistico sublime nella produzione di Smith risulta essere una nuova Pietà del Venetsimo Secolo, in cui una bambina, Tomoko, viene ripresa mentre fa il bagno tra le braccia della madre.

Mario Calabresi, Massimo Bernardini, Franco Pagetti e Paolo Pellegrin saranno ospiti in incontri di approfondimento che costelleranno l’intera esposizione e in cui si dibatterà e si analizzerà la funzione del fotoreporter, della fotografia di reportage e di informazione e il ruolo del giornalista nella nostra contemporaneità.

Articolo di Alessandro Rizzo


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