Rinvenuti affreschi della scuola di Giotto nell'Arcivescovado di Milano

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La tecnologia e i nuovi dispositivi in rete nell’era della comunicazione digitale ci permettono di poter ammirare e contemplare opere d’arte che, altrimenti, non sarebbero disponibili al pubblico per problemi di accessibilità agli spazi in cui essi si trovano: il rinvenimento di affreschi risalenti al 1340 nella Grande Sala dipinta di Giovanni Visconti, presso l’Arcivescovado di Milano, saranno disponibili nella loro completa visione accedendo a una piattaforma digitale online, milanoaugmentedidentity.it. Da casa o da ogni luogo la persona che vuole conoscere e vedere le opere realizzate da allievi della scuola di Giotto, ai quali fu commissionata subito dopo la permanenza di Giotto in città la realizzazione degli affreschi dallo stesso vescovo e signore di Milano, Giovanni Visconti, a testimonianza del fervore culturale e della copiosa produzione artistica che si respirava nel capoluogo lombardo in quel periodo, potrà farlo accedendo al sito e muovendo col mouse il cursore sfogliando le pagine virtuali che riportano le opere artistiche.

Gli affreschi sono stati rinvenuti nel 2011 a causa di una banale ostruzione del canale di gronda nel sottotetto dell’Arcivescovado di Milano la cui perdita di acqua, tracimando attraverso i mattoni, ha permesso di scoprire l’intonaco e rilevare all’occhio gli stessi affreschi, iniziando con una figura femminile vicina a un camino. La disponibilità dell’Arcivescovo Scola nel garantire il proseguimento dei lavori di ricerca e di restauro ha permesso di rivelare affreschi di una bellezza unica e realizzati secondo lo stile e la tecnica del periodo, il Trecento, momento propositivo e prolifico per la storia dell’arte, quando si iniziarono a realizzare dipinti in cui si palesava una timida visione prospettica e un senso della spazialità.

Il senso di spazio e di profondità riprendono le figure immortalate negli affreschi, opere che erano già state rinvenute agli inizi del 1900 ma che, nel secondo dopoguerra, furono ricoperte dall’intonaco durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo dell’Arcivescovado. Oggi gli affreschi sono stati fotografati e posti sulla piattaforma digitale online, garantendo, così, a tutte e a tutti la possibilità di poterli ammirare, dato che l’accesso alla sede in cui essi si trovano è alquanto difficile da praticare, un sottotetto a cui si può accedere solamente sdraiati attraverso un cunicolo, e considerato che la scelta di strappare gli affreschi dalle pareti risulta “impraticabile”, come sostenuto dalla soprintendente di Milano, Antonella Ranaldi: il progetto della piattaforma è stato realizzato grazie City Innovation Lab/Altis, capofila Federica Olivares, che ha potuto coinvolgere lo spin-off del Politecnico di Milano Thingk e che ha salutato il progetto come testimonianza di come la tecnologia possa essere e divenire uno “straordinario alleato della cultura”, usando le parole della stessa Federica Olivares.

Gli affreschi sono parte di un’epoca, quella trecentesca, fiorente ma di cui ci sono poche testimonianze rimaste a Milano: i lavori di restauro sono stati finanziati da Fondazione Cariplo e da Intesa Sanpaolo, e gli affreschi sono stati studiati da Serena Romano dell’Università di Losanna e da Marco Rossi dell’Università Cattolica.

Articolo di Alessandro Rizzo

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