Napoli, mostra “David Bowie the passenger by Andrew Kent”

Rimarrà in esposizione fino a fine gennaio 2023

Napoli, mostra “David Bowie the passenger by Andrew Kent”.

Inaugurata, al Palazzo delle Arti Napoli in via dei Mille, la mostra David Bowie: the passenger. By Andrew Kent che rimarrà in esposizione fino a fine gennaio 2023. In occasione del vernissage di presentazione, al cospetto di autorità, tra cui Massimo Pacifico, responsabile area cultura del Comune di Napoli, ospiti e giornalisti, il fotografo Andrew Kent, in collegamento video, ha raccontato l’inizio della sua avventura professionale con l’artista e spiegato il lato privato ed umano di David Bowie con il quale ha collaborato assiduamente per oltre 4 anni, accompagnandolo nel tour europeo che segnò la rinascita artistica del cantante inglese.

«La prima volta che ho incontrato David è stato grazie al mio amico regista Cameron Crowe – ha detto Andrew Kent -. Cameron all’epoca era agli inizi della sua carriera, non aveva molti soldi, dormiva sul mio divano e lavorava anche come giornalista. Una volta doveva intervistare David, ma l’unica possibilità che gli avevano dato era alle tre del mattino. Non sapendo guidare, chiese a me di accompagnarlo a Los Angeles».

Numerosi i retroscena illustrati dal grande fotografo che, negli anni ’70 realizzò molte fotografie iconiche degli artisti dell’epoca come Freddie Mercury, Elthon John, Jim Morrison, i Kiss, Iggy Pop, Frank Zappa, solo per citarne alcuni, ma che con David Bowie divenne partner inseparabile tra gli anni ’75-’78.

 «Il primo impatto che ebbi con David non fu particolarmente profondo – ha raccontato Kent -, all’epoca David abusava di cocaina e non si riusciva a stabilire con lui un rapporto. Cosa che accadde, invece, nella prima occasione lavorativa. Fu invitato al programma televisivo della CBS, Soul Train, dove ebbi modo di fotografarlo. Fu lì che David si accorse del mio lavoro e riuscimmo a stabilire una connessione e, da lì, si iniziò a parlare del tour che doveva iniziare entro poche settimane».

 Ad aprire, infatti, la mostra al PAN, nella prima sala della lunga esposizione, è proprio questa foto al trucco di David Bowie che si prepara a registrare, come primo artista bianco mai invitato alla trasmissione Soul Train, il suo intervento.

«L’Isolar Tour fu diverso per David – ha poi concluso Kent -. Si notava il suo cambiamento. In quel periodo stava cercando di ritrovare sé stesso e di allontanarsi dalle droghe. Furono otto mesi intensi, vissuti a stretto contatto poiché, contrariamente al tour precedente in cui erano coinvolte un centinaio di persone, quella volta eravamo solo in cinque: David, il suo manager, la sua assistente, Iggy Pop ed io».

L’Isolar Tour europeo segnò anche la metamorfosi dallo scintillante Bowie – “Ziggy Stardust” al nuovo raffinato alter ego “Thin White Duke” (Duca Bianco). Decisiva fu la tappa tedesca: da lì, nei tre anni successivi nascerà l’acclamata Trilogia berlinese, con gli album Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979), e Bowie stringerà un più stretto legame con un altro mostro sacro della musica, Iggy Pop, con cui condivise la permanenza nella capitale, oltre che il viaggio a Mosca documentato da Andrew Kent, e fertili collaborazioni artistiche, come per il brano The Passenger (1977).

Per ulteriori informazioni: www.mostradavidbowie.it.

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