CAMBIA LINGUA

Trump più a sinistra di Mamdani: le due proposte che hanno scioccato la finanza Usa

Donald Trump, presidente repubblicano e miliardario del real estate, sta adottando misure economiche più interventiste di quelle promesse (e non ancora attuate) da Mahmood Mamdani, eletto sindaco di New York con una piattaforma apertamente socialista. E gli annunci sono stati riservati alla platea di Davos, davanti agli uomini più ricchi e potenti del pianeta, molti dei quali direttamente colpiti, o chiamati in causa, da quelle stesse misure. Nel suo intervento al World Economic Forum, Trump ha parlato di due dossier caldi: il debito da carte di credito e l’impennata del costo per comprare casa negli Stati Uniti, causata (anche) dalle incursioni della finanza nel settore. Non in un comizio elettorale, ma nel cuore simbolico del capitalismo globale. 

Trump ha chiesto alle compagnie di carte di credito di mettere un tetto ai tassi d’interesse: 10% per un anno. Non una legge, non un obbligo giuridico immediato, ma un ultimatum politico lanciato su Truth social il 9 gennaio e ribadito dal palco di Davos. Oggi i tassi medi superano il 19%, con punte vicine al 30%. Un tetto al 10% significherebbe un taglio drastico dei profitti per banche e circuiti finanziari, i cui manager erano presenti in sala. Il peso del debito sta soffocando la classe media americana e le elezioni di Midterm si giocheranno anche sulla capacità di questa amministrazione di contenere il costo della vita. Il dato politico è rilevante: una misura che la sinistra chiede da anni viene rilanciata da un presidente repubblicano. Non a caso, la senatrice Elizabeth Warren, già candidata alla nomination democratica e considerata tra i politici più progressisti, ha accolto con favore la misura. 

Ancora più concreto l’intervento sul mercato immobiliare. Trump ha annunciato – e poi formalizzato – un ordine esecutivo che limita l’accesso dei grandi investitori istituzionali ai programmi federali che garantiscono, assicurano o cartolarizzano mutui per l’acquisto di case unifamiliari. 

Negli ultimi anni, fondi con enormi disponibilità di capitale hanno acquisito interi quartieri, soprattutto nel Sud e nell’Ovest degli Stati Uniti, superando sistematicamente le famiglie americane nelle offerte. A Davos, Trump ha definito questa dinamica una distorsione del “sogno americano”. 

Qui sta il corto circuito politico. Mamdani è stato eletto con un programma che parlava di giustizia sociale, disuguaglianze e diritto alla casa. Ma una volta al governo, le sue proposte si sono fermate prima di arrivare a divieti diretti o a interventi così espliciti sui meccanismi finanziari. Trump, invece, ha messo sul tavolo strumenti che la sinistra radicale americana ha sempre invocato e raramente applicato.  

Il cortocircuito è evidente. Gli Stati Uniti hanno criticato per decenni la Cina per l’uso politico del credito, per i limiti alla speculazione immobiliare e per l’intervento diretto dello Stato nei mercati. Ora Washington sperimenta strumenti sorprendentemente simili. Trump non parla di ideologia, ma di stabilità sociale. Non di redistribuzione, ma di sopravvivenza della classe media. 

Resta aperta la domanda centrale: siamo davanti a una trasformazione strutturale o a una strategia tattica? Probabilmente entrambe. Ma una cosa è chiara: l’America è entrata in una fase in cui il confine tra destra e sinistra economica è sempre più sfumato. 

(Adnkronos)

Segui La Milano sul nostro canale Whatsapp

Riproduzione riservata © Copyright La Milano

×